Bisogni educativi speciali

 

 

Definizione di BES

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella sua “Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute”,  ha spiegato i Bisogni Educativi Speciali  con queste parole: “qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento permanente o transitoria in ambito educativo o di apprendimento, dovuta all’interazione tra vari fattori di salute e che necessita di educazione speciale individualizzata”. Anche l’UNESCO, nella Dichiarazione di Salamanca, ha ritenuto opportuno dare la propria interpretazione di Bisogni Educativi Speciali, facendo riferimento a: “tutti quei bambini e giovani i cui bisogni derivano da disabilità oppure difficoltà di apprendimento”.

Nella Circola Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013 si afferma che i bambini con bisogni educativi speciali presentano una delle seguenti condizioni: “svantaggio sociale e culturale, i disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, le difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse” . Sintetizzando, quindi, si può affermare che ci si trova di fronte ad un alunno BES ogni volta che il bambino o il ragazzo manifesta particolari esigenze di apprendimento, che possono essere di carattere permanente o temporaneo e causate da fattori diversi.

Quali sono i Bisogni Educativi Speciali

Nella pratica, i Bisogni Educativi Speciali possono essere ripartiti in tre categorie:

  • Disabilità (L.104/1992)
  • Disturbi evolutivi specifici (come DSA, deficit di attenzione e iperattività L. 53/2003 e 170/2010);
  • Disturbi legati a fattori socio-economici, linguistici e culturali (BES in senso stretto – L. 53/2003).

Visto, però, che gli alunni riconosciuti con disabilità ex legge 104 e i DSA sono trattati in modo specifico e separato, la definizione di BES in senso stretto (a cui il prosieguo di questo articolo fa riferimento) è limitata ai bisogni educativi che non rientrano nelle due predette categorie.

Alunni BES e alunni DSA, punti di contatto e differenze

Per comprendere chiaramente l’importanza dei BES, è utile in primo luogo capire perché sono differenti dai DSA (che pure ne rappresentano una sottocategoria). Infatti, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento possono essere certificati solamente in maniera diagnostica, ovvero a seguito del referto di uno psicologo, di un neuropsichiatra o in alcune regioni anche di un logopedista. I DSA non certificano una minore capacità cognitiva nell’alunno, ma evidenziano dei deficit specifici che ne limitano le possibilità di apprendimento. Al contrario, i BES non sono il risultato di una diagnosi medica sullo studente. Rispondono, invece, alla necessità di andare incontro alle particolari esigenze che un alunno può manifestare, anche solamente per un periodo circoscritto e in assenza di una diagnosi clinica. Si è quindi in presenza di una difficoltà puramente pedagogica che l’insegnante può decidere di affrontare con la stipula di un piano didattico specifico. Sintetizzando, si può affermare che i DSA rispondono a una “categoria diagnostica”, mentre i BES a una “categoria scolastica”. Proprio per questo nell’individuazione dei Bisogni Educativi Speciali è fondamentale il ruolo dell’insegnante. È proprio qui la grande rivoluzione culturale introdotta dai BES; la normativa dà ai docenti la responsabilità e competenza di individuare esigenze specifiche di apprendimento. Al di fuori di procedure medico-sanitarie, le valutazioni dei docenti si basano invece sul concetto educativo e di apprendimento definito dal modello ICF (International Classification of Functioning) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La normativa sui Bisogni Educativi Speciali

La Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012

Con la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 recante “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur) ha infatti introdotto il riconoscimento di esigenze didattiche particolari per alunni con difficoltà di apprendimento dovute a cause familiari, socio-ambientali o culturali.  Di conseguenza, il Ministero ha fornito anche criteri organizzativi per favorire l’inclusione di questi studenti in difficoltà, indicazioni che ha poi ulteriormente approfondito e chiarito con la circolare ministeriale del 6 marzo 2013, così come con le successive note del 27 giugno 2013 e del 22 novembre 2013. Il nucleo centrale e la novità più importante dell’introduzione dei Bes nella scuola italiana è l’ampliamento del campo di applicazione di una didattica personalizzata e inclusiva, che in precedenza era prevista solamente per gli alunni con DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento). In altri termini, il diritto a un Piano Didattico Personalizzato (PDP), ovvero a una personalizzazione del processo d’apprendimento, viene esteso anche gli studenti con Bisogni Educativi Speciali.

 

La Circolare del 17 maggio 2018

Recentemente, la circolare del 17 maggio 2018 riguardo “Autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo per ciascuno” sembrava aver rimesso in discussione la possibilità dei PDP per gli alunni con BES. In realtà è stato poi chiarito che la circolare non supera le precedenti direttive ministeriali, nonostante esprima effettivamente alcune critiche sulle note del 2013 riguardanti il tema. Al contrario, vuole incentivare una maggiore autonomia degli istituti scolastici nella personalizzazione della didattica, promuovendo così un approccio meno burocratico e più educativo rispetto ai BES.

Recentemente con nota MIUR 562 del 3 aprile 2019, anche gli alunni plusdotati sono stati riconosciuti come BES.

 

https://www.aiditalia.org/che-cosa-sono-i-dsa